me le figuro

me le figuro
e le intravedo
tra i vetri infranti dei locali
le coppie al tavolo
dove, da dirsi, non rimane niente
eppure d’avanzo
ce ne sarebbero, di parole
che a dirsele nell’infranto
farebbero un gran rumore
un vociferare sarebbe di libertà
un’esplorare di case in fatiscente rovina
sarebbe la scoperta del decadimento
un’allenarsi alla pazienza
per non essersi scovati
o sarebbe, forse, un ritrovarsi
nudi
smarriti
soli
come nel giorno primo
dell’incontro

25/04/2017 h: 20,20


c’è un mare così calmo, oggi

c’è un mare così calmo, oggi
un mare di riviera senza uomo
vagamente ricorda le mani
quelle mani sul treno
spiate, rubate
mani in messa da requiem
tamburellanti lente lo spartito

c’è un mare così stanco, oggi
così cauto nel riprender fiato
così discreto nell’ammirare
nel godersi la costa, le insenature
l’anfiteatro di case
abbarbicate e a picco

c’è un mare così paziente, oggi
è sempre stato lui
ad osservare noi
credo mai il contrario

se così non fosse, per lui
avremmo meditato la salvezza

Recco-Genova 12-04-2017 h: 18,09


io spero sempre che si salvino

io spero sempre che si salvino
le formiche che scappano dal fuoco
a gambe levate dal condominio del tronco
e nel loro sciamare si spargono
e inondano il camino

io spero sempre che la imbrocchino
la fessura salva del mattone
la via che scaraventa sul pavimento
e arrancando porta all’uscio

15-03-2017 h: 14,32


e tu prova ad abitarmi

e tu prova ad abitarmi
a venire a trovarmi
vieni nell’ora delle fresie
segui la rotta delle rondini
trova la sosta del fenicottero

e parla adagio con lui a pelo d’acqua
porta parole che diano equilibrio
impara come si può essere piuma
prendi il suo fiato
e tutto il suo rosso

metti in bisaccia ogni tramonto

e che il viaggio sia lungo
perché tu possa ricrederti
ché se dovessi arrivare
tu ne fossi certo
vorrei

a M. 11/03/2017 h: 3,34


di quando parlavo alle pietre

di quando parlavo alle pietre
io non so come ho fatto
non so come mi abbiano ascoltato

io non so delle pietre
del bruco, del verme
non so della gemma
non so il nome degli alberi
né delle foglie che hanno da sopportare

io non so
e mi scuso
di tutto questo mio
ignorare, tralasciare

chiedo perdono al tempo
alle stagioni veloci
nel ringraziare ogni passo incosciente
ogni salto nel vuoto
e tutto il coraggio
che mi è stato donato
dalle radici alle fronde
sino al groviglio del ramo

io non so il primordio
della vita l’origine
io non so come si sta, sotto,
aggrappati alla vita
io non so dell’inizio
del conficcato seme

io non so come si apparecchia la terra

09-02-2017 h: 00,33


saranno gli orfani

saranno gli orfani
a sganciare il cielo
a restaurarlo
perché chi è mancato
non conosca precipizio

02-02-2017 h: 13,55


ero campagna

ero campagna
così, una volta ancora
esperienza mistica
dell’eremitaggio ai limiti
costrizione nell’affronto
dello stare soli
obbligo del pensiero
affondo nella pace
che i sensi spegne
nel rischio imminente
di noia intriso
nello spegnimento del cielo
nel freddo ingombrante
di ingombranti dimore
mal progettate, sovradimensionate
in sovradimensione del tempo
che sempre è
duplicato tempo
possibilità di ozio non goduto
di nuove stagioni
in estenuante attesa
sempre sperduti
perduti, soli
nel gelo periferico
di ogni arto
principio, parrebbe,
d’ibernazione
se il fuoco non fosse

h: 17,46 15/01/2016